Il testo precedente lo trovate qui e vale come introduzione a quanto segue.
Siamo nel 2026. Twitter, che era la principale (in pratica l’unica) fonte di materiale e soprattutto l’ispiratore della parola “ornitoteca”, è diventato X. Ma non è cambiato in peggio solo il nome: è cambiata la piattaforma. Sempre in peggio.
Quando dico che la piattaforma è peggiorata non penso solo alla sua interfaccia web, che conta il giusto. Parlo di questioni tecniche, delle API esposte e delle possibilità di usarle.
In pratica per un ricercatore amatoriale è diventata inutile, anche se immagino che la frequentazione di orde barbare prolifiche sia ancora consistente.
Tuttavia queste orde barbare nello spazio digitale non sono confinate nel mondo di Twitter/X.
Ed è a questo punto che il blog, del tutto morto tra settembre 2018 e il 2026, può rianimarsi un pochettino: in fondo i soggetti dell’ornitoteca non si qualificano per quel che sono attraverso l’uso della specifica piattaforma (già Twitter, ora X): quel tipo umano lo possiamo trovare ovunque.
Tuttavia il problema dell’automazione rimane: un conto è perdere tempo attivamente alla ricerca di materiale “interessante”; altra cosa è poter scaricare per poi filtrare, selezionare, fare statistiche, controllare relazioni, … archiviare per futuri approfondimenti… (E oggi con i megamodelli linguistici sarebbe stato ancor più “interessante”).
Questo significa, di fatto, avere meno materiale.
Poco male, considerando che lo scopo del blog di sicuro non è una impeccabile ricerca scientifica con dati statisticamente significativi e tutti i crismi metodologici del caso. Possiamo pensarlo come un quadretto impressionistico, più che uno schema ingegneristico di un modello socioculturale.
Detto ciò… Il centro di rivoluzione dell’ornitoteca era il fatto che
nascondersi dietro una scelta politica, anche quando è quella non invisa al pensiero dominante, non è sufficiente per diventare, come per magia, esseri umani migliori da nessun punto di vista, che sia quello morale o quello intellettivo […]
Questo resta, ma è aggiornato in almeno un elemento: all’epoca il principale terreno di scontro era la politica nazionale sulle linee di faglia create dalla stessa esistenza del M5S. Oggi per forza di cose si è più propensi alle questioni geopolitiche, in particolare quelle Ucraina-Russia e Israele-Palestina; questioni comunque che, pur ridefinendo dei campi nuovi, possono mostrare un’affinità caratteristica con i precedenti.
Non mi voglio occupare di questo aspetto, in realtà, anche perché arrogantemente ho già una mia idea precisa: penso che sia ovvio, visto che il tratto principale di quasi tutti i soggetti incontrati era un conformismo meschino alle strutture narrative dominanti, ritrovarli a sostenere le posizioni ufficiali (dichiarate o deducibili da azioni o inazioni concrete), ovvero, per ipersemplificare a beneficio della brevità di questa pagina:
- sostegno all’Ucraina, vittima dell’«orco russo», «senza se e senza ma» (per riprendere una vecchia formuletta magica), e
- silenzio, indulgenza, assoluzione, giustificazioni per Israele.
Questo l’ho potuto verificare empiricamente andando a guardare alcuni dei profili delle vecchie conoscenze: in tutti i casi visti si è verificato quanto mi aspettavo. Il nuovo tratto si aggiunge al vecchio, integrandosi con esso, non sostituendolo.
Sull’ornitoteca
Un po’ di tempo fa facevo alcune riflessioni su Twitter, scaturite dal fatto di averlo cominciato a frequentare, dopo un lungo periodo di attività bassa o nulla e fondamentalmente priva di interazioni.
Così mi venne in mente di rastrellarlo e provare ad estrarre qualche dato interessante, qualche analisi testuale, sociologica e culturale; l’idea veniva principalmente dall’aver constatato una mole impressionante di “ragionamenti” fallaci, incapacità di astrazione e comprensione del discorso — problemi assolutamente trasversali al credo politico, ma che appaiono più incredibili e incredibilmente “preoccupanti” quando si presentano nel pensiero dominante (politico ma non solo) e in quel ceto (culturale) alcuni membri del quale tendono a vedere sé stessi come rappresentanti, depositari, difensori e dispensatori della “cultura alta” (o, per dirla alla Bourdieu, della “cultura legittima”), pur essendo, in realtà, comuni esemplari della “cultura medio-bassa”.
Perciò la collezione dell’ornitoteca appare molto politica o politicizzata o persino politicamente schierata. A mio immodesto modo di vedere, però, ciò risulterebbe solo secondo una lettura superficiale e incompleta. Sia come sia, una delle tesi dell’ornitoteca è che nascondersi dietro una scelta politica, anche quando è quella non invisa al pensiero dominante, non è sufficiente per diventare, come per magia, esseri umani migliori da nessun punto di vista, che sia quello morale o quello intellettivo: i “difetti” dell’essere umano non hanno colore politico.
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